Quando i voti peggiorano…

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Può capitare che con l’arrivo dell’adolescenza si presentino dei problemi con la scuola che prima non c’erano. Un buon rendimento, un comportamento adeguato, lasciano spazio a un disinteresse che sembra essere totale. Da cosa nasce? Quando è il segnale di un vero problema?
Bisogna ricordare che le ragazze, solitamente, riescono a seguire meglio le richieste della scuola. Con il passaggio alle scuole secondarie riescono a sviluppare più precocemente una serie di qualità, come la capacità di concentrarsi, l’autonomia, una maggiore responsabilità, che assicurano risultati più brillanti anche a scuola. I ragazzi, invece, hanno difficoltà ad esaudire le richieste di maturità e applicazione, tanto che spesso diventano gli elementi di “disturbo” della classe. Anche perché, a questa età, ha un maggior successo tra i coetanei il “pagliaccio” rispetto al “secchione”. Il passaggio alla scuola secondaria, può quindi rappresentare un momento di grande cambiamento nei figli, cambiamento che si riflette negativamente sul clima familiare.


I genitori, preoccupati dagli insuccessi, concentrano tutti i propri interventi sul versante scolastico, nel tentativo di arginare un cambiamento che, fino all’anno precedente, sembrava impensabile. Il clima familiare, anche a causa degli scarsi risultati che le azioni dei genitori solitamente ottengono, peggiora gradualmente. Anche il rapporto con i figli si fonda sulla preoccupazione dello studio, del voto: le frasi che si usano più spesso sono “Hai studiato?” o “Quanto hai preso?”. Ovviamente, questo comportamento risulta molto stressante per i genitori, costretti a tenere costantemente sott’occhio compiti, voti, orari, interrogazioni, momenti liberi. Ma una simile pressione diventa lentamente insopportabile anche per i figli, che non esistono più come tali, ma sono solo scolari, solo voti. Un brutto voto non è più un giudizio sul lavoro svolto, ma diventa un giudizio su se stessi: si è insufficienti, non si vale abbastanza. Non deve stupire che la strategia scelta da molti sia quella della “fuga” dal mondo scolastico.

Come aiutare i propri figli? I ragazzi, per impegnarsi, devono essere incoraggiati, e i loro sforzi devono essere riconosciuti, quando le cose vanno bene, ma anche quando vanno male. Meglio, di fronte a un brutto voto, prendere il tempo per parlare, per analizzare insieme cosa non ha funzionato. E’ mancato l’impegno? Il tempo? E’ subentrata l’ansia? Non c’è stata la giusta organizzazione?
Rischioso è fare promesse o spingere allo studio con le minacce: maggiore è il “carico affettivo” che mettiamo sui risultati, maggiori sono le possibilità che l’adolescente usi i brutti voti come mezzo per provocare i genitori ed esprimere la propria voglia di distaccarsi. Attenzione però a non sconfinare nella “sostituzione”: fare i compiti al posto suo fa passare il messaggio che non lo crediamo capace di farcela da solo e, col tempo, corriamo il rischio che il figlio, capito il gioco, sfrutti il genitore per non fare alcuna fatica. Meglio allora un brutto voto, con la rassicurazione che esiste il diritto a sbagliare, e che c’è tempo e modo per rimediare. Concentrandosi meno sui risultati, si lascia spazio per variazioni dell’impegno e dei risultati che aiutano nella crescita. Una maggiore fiducia nelle capacità di nostro figlio, lo aiuta anche a trovare il proprio ritmo, le proprie modalità: imporre i nostri tempi, le nostre regole, le nostre modalità di studio, può essere la strategia sbagliata.
Un peggioramento dei voti può anche essere legato a un evento che in qualche modo altera l’equilibrio dell’adolescente o della famiglia: un trasloco, un lutto, una relazione che si chiude. Il peggioramento nei voti è un vero e proprio segnale che i ragazzi mandano per trasmettere un disagio che non sanno altrimenti come esprimere. Attenzione quindi a rispondere nel modo corretto, indagando sulle ragioni che hanno portato al brutto voto, e non con rimproveri o punizioni.

Attenzione deve essere data anche a quegli adolescenti, spesso ragazze, che danno un peso eccessivo alla scuola e ai risultati di compiti ed interrogazioni. Anche questa può essere una fuga, che mette a tacere tutti i turbamenti dell’adolescenza attraverso un mezzo facile da raggiungere e facilmente prevedibile. Se un adolescente rinuncia per la scuola a tutti i “piaceri” tipici della sua età, come uscire con i coetanei, fare attività sportive, creare amicizie, bisogna interrogarsi seriamente.

Infine, se anche arriva la bocciatura, non è la fine del mondo. Alcuni adolescenti hanno bisogno di più tempo per maturare, e la bocciatura può essere l’occasione per colmare le lacune. In qualche caso anzi, è l’adolescente stesso a suggerire questa possibilità. Essere bocciati poi non significa distruggere il proprio futuro: non mancano i casi di persone che, pur bocciate, applicandosi e sfruttando al meglio le proprie capacità (non sempre valorizzate dal sistema scolastico) hanno avuto vite piene di soddisfazioni e successi.

5 pensieri su “Quando i voti peggiorano…

  1. I miei genitori non mi incoraggiano mai , spesso prendo 6 a scuola e pur essendo la sufficenza mia madre soprattutto mi dice:”ti mantieni sulla sufficienza insomma! Contenta tu… il futuro in gioco è quello tuo.” Ma questo è niente perché molte volte mi dice :” sei solo una buona a nulla non so come fare con te ti apaccherei la testa! Ecc ecc…” mentre io preferirei mi dicessero:” vabbè è comunque una sufficenza ma so che puoi farcela a migliorare” inoltre non mi fanno mai uscire con le amiche e mio padre ogni giorno mi ripete:” hai fatto l’ora di studio obbligatoria? ” si perché non so come gli è venuto in mente ma si è fissato che io devo fare un ora di studio obbligatoria. Il fatto è che più fanno così e più mi stressano… e credetemi non c’è un giorno che io non pianga. Loro lo notano che io sto in una situazione difficile ma non ne vogliono discutere. Loro stessi dicono che io ho un carattere sensibile eppure non si accorgono che mi feriscono molto quando non mi incoraggiano. A me bastano piccoli gesti che mi assicurino il loro amore e io loro sostegno. Ma io questi gesti non li vedo perché non li fanno. C’è una mia amica anzi che solo chattando con me e dicendomi Dai che ce la fai Mi sostiene e per me vale più di qualsiasi altra cosa.

    • Carissima Chiara,
      ti ringrazio davvero per quello che hai scritto, credo che non ci potesse essere un commento migliore del tuo su questo tema!
      Sembra che i tuoi genitori abbiano assunto un atteggiamento un po’ troppo rigido riguardo allo studio (ad esempio, “l’ora” obbligatoria di tuo padre), non ricordando che anche loro, come te oggi, non avevano compiti da fare tutti i giorni, o non sempre ne avevano voglia.
      Sicuramente questa grande attenzione a te come “studentessa” gli fa dimenticare che sei in primo luogo figlia e ragazza. In questo modo, pur sapendo che sei sensibile, non si rendono conto che il loro atteggiamento non ti aiuta, ma anzi, ti fa soffrire.
      Se riesci, prova a dirgli queste cose: a volte abbiamo bisogno di un piccolo aiuto per aprire gli occhi!
      Spero che il tuo commento aiuti altri genitori a vedere le cose da un punto di vista diverso, e gli faccia capire che a volte basta molto poco per far sentire a un figlio o una figlia (attenzione, non a degli studenti!) che possono contare su di noi e che crediamo in loro.
      Proprio come fa la tua amica. Che ti vede come Chiara, e non come studentessa…
      Tu nel frattempo non mollare!

      • Cara Chiara,
        Ti rispondo da mamma. Prova a rovesciare il tuo punto di vista. I tuoi genitori non sono degli amici, innanzitutto. Loro hanno il dovere morale di spingerti a fare meglio. E hanno il dovere morale di spingerti a fare il tuo dovere.
        Non so quanti anni hai, nè quale scuola frequenti, ma direi che un’ora di studio al giorno sia il minimo che tu stessa dovresti importi.
        Impara che fare il tuo dovere è la prima fonte di gratificazione.
        E impara anche un concetto semplice: se studi, imparerai e andrai bene alle interrogazioni, se non lo fai i risultati non arriveranno, e andrai in ansia e tu stessa ti vorrai meno bene.
        Io sono certa che sia tuo padre che tua madre ti aiuterebbero se tu chiedessi loro una mano, o una spiegazione. Certo se invece ti vedono svogliata si dispiaceranno. E’ un rapporto di causa ed effetto.
        Tu cosa diresti loro se loro, che so, decidessero di non andare più a lavorare e a casa mancassero i soldi per nutrirti e vestirti?
        A ciascuno secondo le sue possibilità spetta il dovere di fare il proprio dovere, e lo studio è il tuo.
        In bocca al lupo per il tuo futuro, affrontalo con serenità e determinazione.

  2. Nonostante io studi i voti non migliorano affatto. Non capisco proprio il motivo, eppure passo più di 4 ore a studiare e preparati per una verifica. Per esempio, una settimana fa, c’è stata la verifica di chimica di cui avevo inviato a prepararmi a studiare una settimana prima. Eppure, quando mi si presentò davanti il foglio molte cose non le sapevo (non erano state dettate dal prof?).
    Alla fine ho preso 5 e le mie compagne, che studiano semore il giorno prima, ebbero tutti voti alti (7,8 ecc).
    Ma cos’ho che non va? Ho dei problemi di apprendimento? Non riesco a capire.
    Ho anche dei genitori che sono piuttosto delusi da questa cosa e non mi credono quando dico che IO STUDIO DAVVERO.
    Perché la vita è basata in partiva sulla scuola e il lavoro, vorrei diventare qualcuno, ma nonostante gli sforzi non arrivano i risultati.
    Sono molto triste per questo, avrei bisogno di un aiuto che mi spieghi cosa sta succedendo. (Faccio la prima superiore del liceo scientifico) grazie.

    • Carissima Gaia,
      è difficile dire quale sia il problema: certamente potrebbe trattarsi di un problema di apprendimento, ma non è detto. E’ un problema di attenzione? Di memoria? O magari è tutto nella norma, e la criticità risiede altrove? In questo senso, una buona valutazione con uno psicologo di esperienza potrebbe aiutare a fare luce su eventuali componenti problematiche nel processo di studio.
      Una mano però ce la può dare la visione d’insieme: se in chimica ci sono problemi, nelle altre materie come va? Ce n’è qualcuna in cui lo studio dà risultati? Un problema della scuola e dei genitori è che spesso vogliono che i ragazzi vadano bene in tutte le materie, senza considerare che ognuno ha il suo talento, e non è detto che si possa eccellere in tutto. Può essere quindi che alcune materie, semplicemente, non siano adatte al tuo modo di apprendere, ricordare, capire, pensare. Più che cercare di andare in maniera mediocre in tutte le materie, forse è meglio concentrarti in quelle in cui riesci meglio, che rappresentano una tua potenzialità e un campo dove, con maggiore facilità, puoi eccellere e trovare un futuro soddisfacente.
      Prova a parlarne con i tuoi genitori, chiedi un aiuto a loro, che ti affianchino nello studio, in modo che vedano l’impegno che ci metti. Se anche i risultati non miglioreranno, potranno capire che ci stai provando al massimo delle tue possibilità. Avrai magari un’arma in più per cercare, insieme a loro, l’aiuto che più ti serve per risolvere la situazione, che sia una valutazione, un supporto, o dello studio extra.
      Rispetto al diventare qualcuno, lo studio certamente è importante, ma non è tutto: molte persone di successo, a scuola non andavano così bene e non hanno finito l’università. Sono riusciti ad esprimere fuori dalle aule il loro talento, anche se per il sistema scolastico sono stati dei “fallimenti”. Un esempio per tutti è Steve Jobs: se fosse rimasto all’università, magari non avrebbe mai fondato la Apple… Con l’impegno – a scuola o fuori – è possibile trovare la propria strada! Devi però individuare quali sono i tuoi desideri e i tuoi punti di forza, in modo da sfruttarli al meglio e poterti realizzare!

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