La televisione: amica o nemica?

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La televisione è ormai considerata il mass media elettronico più diffuso nelle nostre case e molte persone ormai la considerano come principale strumento d’informazione, come filtro della realtà che ci circonda. Uno strumento che affascina e, in molti casi, tiene compagnia.

La televisione suscita però, specialmente nella popolazione adulta, sentimenti contrastanti. Come accennato in precedenza, possedere un televisore è ormai la normalità; non doversi scomodare per acquistare un giornale su cui leggere le notizie dal mondo ma avere tutte le informazioni che si desiderano lì, immediatamente, non è certo una cosa da poco. L’estesa gamma di programmi forniti dalla televisione dà alla persona la possibilità di occupare il proprio tempo come meglio crede, divertendosi, informandosi, rilassandosi tranquillamente sul proprio divano.

Contemporaneamente, si condivide però l’idea che la televisione possieda un lato “oscuro”, un potere spaventoso e difficilmente controllabile. La credenza più diffusa è che la tv abbia il potere di conquistare le menti dei nostri bambini, plagiandoli, condizionando i loro pensieri e i loro comportamenti. Sembra che queste credenze siano diffuse nella maggior parte della popolazione e che questo “potere dei mass media” sia vissuto come un qualcosa di magico, difficile da controllare, e soprattutto da impedire.

È importante sottolineare come queste preoccupazioni abbiano un fondo di realtà, venendo spesso confermate da studi e ricerche sull’argomento, riferite in particolare alla fascia d’età che va dall’infanzia all’adolescenza. Ma quali sono i rischi della tv?

I fenomeni più preoccupanti che realmente possono condizionare negativamente l’immagine che il bambino ha di sé e della realtà sociale che lo circonda sono principalmente tre: la visione passiva, l’identificazione e la presenza di contenuti violenti e la pubblicità con la conseguente creazione di stereotipi.

Per chiarire il primo punto è importante sapere che la televisione è definita come un mezzo di comunicazione “a senso unico”, ovvero lo spettatore può assumere esclusivamente un ruolo passivo, di osservatore. Questa condizione può essere potenzialmente dannosa per un bambino. Il pericolo è legato principalmente ai contenuti dei programmi con cui egli entra in contatto. Per esempio, i programmi pensati per l’infanzia presentano spesso finalità didattiche e permettono al bambino di utilizzare la propria fantasia e la propria immaginazione. Di fronte a programmi pensati per gli adulti invece, il bambino si trova indifeso, non è in grado di discriminare la realtà dalla finzione. Questa situazione può creare molta confusione.

I programmi più pericolosi sono sicuramente quelli caratterizzati da contenuti violenti. I bambini sono molto vulnerabili ai messaggi provenienti dalla televisione perché essi ritengono reale ciò che vedono proiettato sullo schermo, ad eccezione dei cartoni animati.  Molte ricerche hanno rilevato l’esistenza di un collegamento fra il guardare alla televisione esempi di comportamento anti-sociale (comportamenti violenti) e il conseguente utilizzo del comportamento nella realtà. La televisione, al giorno d’oggi, propone spesso modelli di comportamento non positivi, aggressivi e dominanti che, attraverso il processo dell’identificazione, vengono acquisiti e riprodotti dal bambino. Si perde quindi il confine tra realtà e fantasia, e il bambino si percepisce come il personaggio che vede.  A questo si aggiunge il fatto che l’insorgere dei vissuti provocate dalla visione di situazioni pensate per adulti, che i bambini in genere non vivono, può avere effetti molto negativi.

I messaggi “negativi” non sono però contenuti esclusivamente nelle scene dei film. La pubblicità, infatti, è la principale responsabile della presentazione di stereotipi, quali per esempio i ruoli sessuali. Lo stereotipo può essere definito come l’opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi e diventa spesso una credenza negativa difficile da cambiare. Ad esempio, la tv presenta immagini estremamente schematizzate del ruolo maschile e di quello femminile. La donna è il più delle volte dipinta come debole e passiva e l’uomo come potente e dominante. Un altro esempio di stereotipo si lega alla rappresentazione delle minoranze etniche, descritti generalmente come meno inseriti e meno abbienti rispetto alla popolazione ospitante. Visto che i bambini digeriscono quotidianamente questa tipica “alimentazione televisiva”, è questa l’immagine dei ruoli sessuali o delle minoranze che viene interiorizzata e creduta reale.

Leggendo queste righe si può comprendere la preoccupazione e la diffidenza dei genitori nei confronti di questo strumento in apparenza così innocuo ma in realtà potenzialmente pericoloso.

Come ci si può confrontare quindi con i continui flussi d’informazione provenienti dalla televisione? Com’è possibile creare un filtro che protegga i bambini da contenuti pericolosi? È possibile considerare la tv come un possibile strumento di apprendimento?

Partiamo dal presupposto che ciascun mezzo di comunicazione, se utilizzato con buon senso e moderazione, può fornire occasioni di apprendimento e di sviluppo. Forse non molti sanno che numerosi programmi per bambini sono costruiti appositamente per favorire l’acquisizione di particolari informazioni attraverso la ripetizione, o l’associazione d’informazioni nuove a oggetti familiari (es. imparare l’alfabeto associando la lettera ad un oggetto comune: A di albero). Questi programmi dimostrano come, anche se la televisione è un mezzo di comunicazione a senso unico, possa essere utilizzata per stimolare la partecipazione attiva del bambino. Bisognerebbe quindi osservare i programmi con occhio critico, cercando di individuare quali tra questi possano essere utili per il bambino, fornendogli un mezzo di apprendimento alternativo.

Fondamentale è però il ruolo attivo che il genitore deve assumere per gestire questo strumento troppo spesso non controllato. Il genitore deve diventare un “guardiano”, che comprenda e scelga quei programmi che stimolano la mente e la creatività del bambino, evitando i contenuti nocivi.  I genitori inizialmente devono scegliere i programmi adatti per i figli, fungendo da filtro, aiutandoli poi gradualmente, ad acquisire le capacità necessarie per imparare a scegliere da soli i programmi da vedere.

Essere in grado di discutere e commentare i contenuti televisivi con i bambini, può aiutare a neutralizzare gli effetti negativi di alcuni programmi. La scelta condivisa e la discussione dei programmi non devono essere considerati come una forma di censura, ma come un ampliamento di questo processo di socializzazione. I genitori, quindi, possono intervenire sulle conoscenze sociali che i bambini traggono dalla televisione, dando chiarimenti sui messaggi più significativi e interpretando ciò che sta accadendo sullo schermo.

I genitori hanno quindi la possibilità di controbilanciare gli effetti della televisione, consentendo ai propri figli di fare esperienze positive negli ambiti che essi giudicano importanti. È utile ricordare, infatti, che l’influenza esercitata dalla televisione sull’atteggiamento e sulle conoscenze dei giovani sembra essere particolarmente forte nei campi dove essi mancano di esperienza. I bambini che al contrario dispongono di conoscenze dirette sull’argomento visto in televisione, sono in grado di distinguere con maggiore chiarezza il mondo reale da quello televisivo.

Concludendo, è comprensibile che la televisione possa essere vista con sospetto e spesso con timore dalla maggior parte delle persone. Seguendo però delle semplici linee guida, applicate con attenzione, i nostri bambini saranno al sicuro, protetti da contenuti violenti o negativi. I suggerimenti indicati in precedenza, infatti, possono essere facilmente svolti dai genitori a casa, o da chi si prende cura del bambino quando c’è il rischio che rimanga solo davanti alla tv.

Ma la domanda che dovremmo porci prima di iniziare è: siamo ancora disposti a sederci insieme ai nostri figli e a trovare del tempo per guardare la televisione con loro?

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