Che differenza c’è tra paura e fobia?

Perché abbiamo paura? È qualcosa che ci paralizza, è una sensazione che spesso neghiamo, che compromette il funzionamento delle persone nella vita di tutti i giorni. Ma a volte è anche uno strumento utile, che ha permesso la sopravvivenza della specie lungo tutto l’arco dell’evoluzione.

Per rispondere a queste domande bisogna fare un distinzione tra la semplice reazione di paura ad una situazione di pericolo ed un disturbo comunemente detto fobia.

Possiamo definire la paura come una reazione appropriata di fronte ad uno stimolo pericoloso. Questo meccanismo ci permette di reagire al pericolo con rapidità, in modo da garantirci la sopravvivenza. Ad esempio un escursionista sta camminando sereno in montagna e si irrigidisce immediatamente quando sente un rumore provenire da dietro un cespuglio, per poi rilassarsi quando si accorge che è solo uno scogliattolo che ha provocato quel fruscio. Oppure il batticuore e la sudorazione che viene quando una persona ti taglia la strada in macchina non rispettando la precedenza alla rotonda.

Vediamo come in alcuni casi e dentro specifici contesti le reazioni di paura non svolgono più la semplice funzione di difesa contro un pericolo. Una persona che deve limitare i propri viaggi o la propria carriera lavorativa perché per lei il pensiero di prendere un aereo ne blocca il respiro; una donna costretta a rinchiudersi in casa e far finta di non esserci quando citofona il postino perché la sola vista di una persona estranea è per lei paralizzante; un ragazzo che non riesce ad addormentarsi al pensiero che possa esserci un ragno nella cameretta; una giovane donna che deve rinunciare ad uscite mondane, come al cinema o a teatro, oppure a fare shopping in un centro commerciale per via del malessere che le procura trovarsi immersa nella folla. Questi sono esempi comuni di fobie che paralizzano le  persone nella vita di tutti i giorni. Fobia sociale, fobia delle malattie, agorafobia: i loro nomi sono vari, e talvolta complicati. Ciò che è chiaro è quanto questi tipi di disturbi siano diffusi, tanto è vero che colpiscono pressappoco dieci milioni di italiani, cioè quasi il 20% della popolazione.

In questi casi non è però la paura in sé ad essere patologica. Essa è infatti la più importante risorsa difensiva dell’essere umano e di tutti gli esseri viventi. Ciò che risulta patologico è l’intensità della risposta, del tutto sproporzionata rispetto allo stimolo spaventante. La paura ci aiuta a far fronte ai potenziali pericoli, permettendo un’immediata attivazione di corpo e mente: di fronte ad uno stimolo pauroso, la paura attiva quella reazione di “lotta o fuga”, che ci permette di raccogliere le risorse fondamentali per affrontare un pericolo o evitarlo. Essa è fondamentale per la sopravvivenza della specie. La paura ha anche una funzione preventiva, anticipatoria, che attiva in noi una serie di comportamenti che allontanano o sviano le situazioni potenzialmente pericolose. Può insomma essere vista come una sorta di campanello di allarme, alla quale dobbiamo prestare tutta la nostra attenzione, per poter comprendere qual è il pericolo che ha fatto scattare questo segnale, in modo da superarlo (affrontandolo o aggirandolo), e ritornare allo stato di serenità precedente.

Ma allora la fobia come nasce, o perlomeno, come si tramuta in un disturbo? Accade quando la paura diventa eccessiva, paralizzante o male indirizzata, ad esempio per la signora che ha paura di un innocuo postino. Il risultato è una limitazione potentissima alla nostra libertà di vivere, agire, esplorare, conoscere noi stessi e il mondo che ci circonda, come per la donna che rinuncia alle sue uscite. In tutti questi casi, andiamo a perdere un aspetto fondamentale, quello della consapevolezza: io reagisco in questo modo perché mi proteggo da una situazione pericolosa. Ma quanto essa mette realmente a rischio la mia sopravvivenza o il mio benessere? Chi soffre di una fobia, non è più in grado di capirlo. C’è infatti una grande differenza tra una giovane donna che decide di non uscire a fare una commissione la sera perché abita in un quartiere malfamato e la signora che decide di non rispondere al postino perché lo considera minaccioso. Nella prima donna, il comportamento è dovuto a un’accurata valutazione del pericolo, la seconda ha invece una reazione eccessiva a un rischio molto ridotto o nullo.

Oggi la scienza medica fornisce valide tecniche terapeutiche per riconoscere le fobie, curarle e sconfiggerle, in modo da potersi riappropriare della propria vita e della propria serenità. Il rilassamento muscolare progressivo, il respiro diaframmatico, la meditazione, il de-condizionamento, l’azione sulle idee sbagliate. Il primo passo è comunque il riconoscere il proprio disturbo, differenziandolo da una semplice reazione di paura. A questo proposito viene indicata di seguito una tabella che può aiutare a fare chiarezza, per poter distinguere tra paura sana e paura patologica.

Paura Reazione appropriata davanti ad un potenziale pericolo Paura di essere bocciato ad un esame
Aver paura di Ansia anticipatoria, ansia nell’attesa di dover affrontare una situazione pericolosa Paura prima di un esame
Spavento e terrore Forte paura Sudare freddo davanti al compito d’esame
Evitamento Allontanarsi da una situazione temuta per evitare di affrontare il pericolo Non vado a dare l’esame perché ho troppa paura
Attacco di panico Allarme che scatta in assenza di un pericolo evidente Pochi giorni prima dell’esame, in una situazione normale, mi sento così male che ho paura di morire
Reazione fobica Reazione esagerata rispetto alla pericolosità dello stimolo che l’ha suscitata Ho così paura del giudizio (essere valutato in un esame) che mi ritiro dall’università.

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