L’effetto Mozart

Chi non ha mai sentito dire che la musica classica avrebbe degli effetti positivi sul Quoziente Intellettivo? Digitando “effetto Mozart” su Google, i primi risultati che ci appaiono sono dei link sulla celebre Sonata, alcuni articoli e una serie di CD e libri in vendita che spiegano come l’ascolto della musica classica agisca direttamente e positivamente sull’uomo.

L’effetto Mozart è diventato famoso dopo una pubblicazione del 1993 sulla rivista Nature. Un gruppo di ricercatori della University of California di Irvine ha effettuato uno studio su tre gruppi di studenti per vedere se ci fossero degli effetti positivi dall’ascolto della sonata in DO maggiore K. 448 di Mozart nei compiti di ragionamento spaziale nel test di intelligenza Stanford Binet. Il gruppo che aveva ascoltato la sonata di Mozart aveva ottenuto un punteggio migliore nel test di intelligenza di cui non avevano beneficiato i due gruppi che avevano ascoltato musica rilassante o che non avevano ascoltato nulla (condizione di silenzio).

Dopo la pubblicazione su Nature, in molti hanno cercato di usare a proprio favore l’effetto benefico della musica di Mozart. Negli Stati Uniti, il governatore della Georgia Miller ha stanziato nel 1998 circa 105.000 dollari perchè ogni nuovo nato ricevesse un CD di musica classica, seguito poi dal Senato della Florida che ha approvato una legge per far ascoltare negli asili musica classica. Più di recente, nel 2010, il ministro dei trasporti tedesco Peter Ramsauer ha presentato un CD dal titolo “Adagio in automobile” in cui, insieme all’orchestra dell’Opera di Berlino, suona il concerto per pianoforte n.21 di Mozart per indurre un effetto calmante sugli automobilisti e ridurre gli incidenti stradali. In Nuova Zelanda, invece, la musica di Mozart è stata utilizzata per ridurre la criminalità: le note del genio viennese veniva infatti fatta ascoltare in un quartiere riqualificato della cittadina di Christchurch tramite l’installazione di altoparlanti per indurre un effetto calmante sulla popolazione.

Gli effetti della musica di Mozart sono stati sfruttati da molte istituzioni, in diversi Paesi. Allora funziona davvero?

In realtà ci si è allontanati di molto dall’effetto studiato nel 1993 e, come hanno fatto notare gli psicologi Adrien Bangerter e Chip Heath (2004), il messaggio iniziale dello studio ha subìto modifiche e manipolazioni: lo studio iniziale infatti non ha coinvolto neonati o bambini e non è mai stato studiato l’effetto calmante della musica di Mozart.

C’è inoltre un errore nel confondere correlazione con causalità: il talento musicale ha una correlazione positiva con il Quoziente Intellettivo ma non si può affermare che ascoltare musica classica aumenti il QI. Inoltre iltemporaneo incremento dell’abilitàtrovato con l’esperimento dell’effetto Mozart del 1993 non produce miglioramenti a lungo termine e gli 8/9 punti in più ottenuti nella scala Stanford-Binet non rimangono costanti nel tempo.

Non sarebbe infatti la musica di Mozart in sé ad avere effetti positivi, quanto l’aumento dello stato di attenzione e vigilanza. Ascoltare musica attiva il nostro cervello, quindi siamo più pronti e più attenti se poco dopo dobbiamo eseguire un compito. Chi non ascolta musica si trova invece direttamente alle prese con il compito, risultando meno “pronto” a usare le sue abilità.

Ascoltare la musica fa sicuramente bene, ma non possiamo aspettarci che ascoltare una sonata di Mozart farà di noi o dei nostri figli dei piccoli geni.

 

(Per chiunque volesse comunque fare un tentativo, ecco la sonata kw448 di Mozart: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=myJOl7ia0gg)

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