L’autostima…che cos’è?

Oggigiorno, in diversi contesti, si sente spesso parlare di autostima…Ma cos’è esattamente? L’autostima è la valutazione che una persona dà di se stessa, e in quanto tale è un fattore dinamico, che evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita. Il nostro senso di autostima deriva da numerosi fattori: cognitivi, cioè l’insieme di conoscenze di una persona, la consapevolezza di sé e delle situazioni vissute; affettivi, che influenzano la sensibilità nel provare e riconoscere i sentimenti propri ed altrui; sociali, che condizionano l’appartenenza ad un gruppo, la possibilità di avere un’influenza sullo stesso e di ricevere o meno approvazione dai suoi componenti.

L’autostima non è quindi un concetto unitario, e può svilupparsi in differenti ambiti:

  • sociale: riguarda come ci sentiamo in relazione alla cerchia di amici, conoscenti e nel rapporto col partner
  • scolastico/lavorativo: riguarda quanto ci sentiamo sicuri in una determinata attività e i vantaggi che questo      comporta
  • familiare: è influenzata dalla sicurezza affettiva, che il bambino sviluppa a partire dal rapporto iniziale con la madre, e riguarda come sentiamo di essere valutati dai genitori e dalla famiglia
  • corporeo: è legata all’aspetto fisico e alle prestazioni fisiche.

Il senso di autostima si costruisce quindi a partire dalle relazioni reali che ogni persona costruisce nel proprio ambiente, ma anche da quelle interiorizzate e rielaborate nel proprio mondo interno, da quelle impressioni o immagini mentali che ciascuno si crea degli altri.

Tutte queste informazioni concorrono a determinare l’autostima in riferimento a tre tipi di sé:

  • sé reale: è la valutazione oggettiva delle nostre competenze.
  • sé percepito: è l’insieme delle percezioni che abbiamo di noi stessi. A volte può sembrarci di essere migliori, a volte peggiori di quello che siamo veramente, cioè del nostro sé reale.
  • sé ideale: è come desideriamo essere, e risulta influenzato dalla cultura e dalla      società.

La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Una sana autostima invece si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a se stessi e agli altri in modo realistico, positivo, rilevando i punti di forza e di debolezza, sottolineando ciò che è positivo e migliorando ciò che non lo è. Significa avere la consapevolezza dei propri punti di blocco e delle difficoltà, rispettandosi abbastanza da riuscire a valorizzare le proprie abilità e capacità, e “lavorare” sui propri difetti. La sana autostima riesce a rimanere sufficientemente indipendente dal giudizio degli altri, a promuovere obiettivi stimolanti e realistici, spingendo la persona al confronto con se stessa e gli altri.

Gli obiettivi che ciascuno di noi si prefigge sono elementi importanti per la definizione dell’autostima, tanto più funzionali quanto più sono:

-         chiari

-         ben definiti

-         realistici/realizzabili

-         verificabili

Gli obiettivi vanno calibrati in funzione delle proprie caratteristiche e capacità reali, evitando di imporsi mete non in sintonia con il proprio modo di essere o stabilite da altri. Risulta quindi esserci un’influenza reciproca: gli obiettivi plasmano e determinano l’autostima, che al tempo stesso influenza l’autoefficacia, cioè la consapevolezza di poter raggiungere tali obiettivi, oltre che il tono dell’umore, il successo nella vita, le relazioni affettive e le scelte di ogni tipo.

Non si nasce con la “giusta” autostima, questa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Se una bassa autostima si dimostra un fattore di ostacolo nella vita, allo stesso modo un’autostima eccessiva può avere effetti deleteri facendoci sentire sempre infallibili, “i migliori”, creando così un blocco nella creatività e flessibilità dell’individuo.

Esiste un modo per migliorare l’autostima? Ci sono diverse strategie che possono aiutare ad aumentare la propria fiducia in sé e modificare la propria immagine interna. Innanzitutto, cominciare a focalizzare l’attenzione sulle competenze e qualità personali, riconoscendo in maniera obiettiva le proprie parti positive e funzionali al nostro benessere. Ciò può essere accompagnato dalla scelta di attività e obiettivi che, almeno inizialmente, siano compatibili con queste capacità, mettendo da parte quelli più “difficili”, e concentrandosi su ciò che sappiamo fare meglio. Riconoscere la propria unicità e individualità ed accettarla, è la prima cosa da fare. Il sé percepito in questo modo diviene nel tempo sempre più realistico ed obiettivo, avvicinandosi al sé reale. E’ anche possibile rivedere i propri ideali, ambizioni, aspirazioni, modellandole in base alle proprie caratteristiche e abilità specifiche. È inutile e dannoso volere a tutti i costi qualcosa che al momento non si è in grado di raggiungere. Molto meglio individuare una propria qualità positiva, seppur piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a ciò che potrebbe contribuire a svilupparla. Ognuno ha dentro di sé le risorse per crescere e migliorarsi. Riconoscerle e potenziarle è il primo passo per creare le basi di una buona autostima.

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