Quando i voti peggiorano…

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Può capitare che con l’arrivo dell’adolescenza si presentino dei problemi con la scuola che prima non c’erano. Un buon rendimento, un comportamento adeguato, lasciano spazio a un disinteresse che sembra essere totale. Da cosa nasce? Quando è il segnale di un vero problema?
Bisogna ricordare che le ragazze, solitamente, riescono a seguire meglio le richieste della scuola. Con il passaggio alle scuole secondarie riescono a sviluppare più precocemente una serie di qualità, come la capacità di concentrarsi, l’autonomia, una maggiore responsabilità, che assicurano risultati più brillanti anche a scuola. I ragazzi, invece, hanno difficoltà ad esaudire le richieste di maturità e applicazione, tanto che spesso diventano gli elementi di “disturbo” della classe. Anche perché, a questa età, ha un maggior successo tra i coetanei il “pagliaccio” rispetto al “secchione”. Il passaggio alla scuola secondaria, può quindi rappresentare un momento di grande cambiamento nei figli, cambiamento che si riflette negativamente sul clima familiare.

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Tatuaggi e piercing:perché?

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Può apparire strana ed incomprensibile ad un adulto la volontà di un adolescente di sottoporsi a pratiche di modifica del proprio corpo, spesso anche molto dolorose, come tatuaggi e piercing. Che valore hanno queste scelte, che a volte possono cambiare radicalmente il proprio aspetto? Possono nascondere un malessere? Cerchiamo di capire insieme quali sono i motivi alla base di una scelta sempre più comune tra i ragazzi.
L’adolescenza si presenta come una fase di transizione in cui i ragazzi devono rielaborare la propria immagine di sé, passando dall’idea di sé come bambini a quella di sé come adulti. Certamente, uno dei cambiamenti maggiori avviene proprio nel corpo, che durante questi anni cresce e matura, fino a diventare il corpo dei “grandi”. Proprio la necessità di riappropriarsi del nuovo corpo diventa uno dei compiti fondamentali che l’adolescente deve affrontare per poter dire concluso il suo percorso, per poter diventare un adulto completo e consapevole. Ma non sempre è facile accettare ciò che sta cambiando così rapidamente e, in qualche caso, che sta diventando qualcosa che non ci piace. Dopo aver registrato i cambiamenti fisici, dobbiamo infatti imparare anche ad accettarci mentalmente per come siamo diventati.

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Il cyberbullismo: che cos’è e come combatterlo

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Negli ultimi mesi, ci sono stati diversi casi di cyberbullismo giovanile culminate con il suicidio della vittima. Che cos’è il cyberbullismo? E perché può avere conseguenze così gravi? Possiamo aiutare i ragazzi a difendersi?

Per comprendere il fenomeno, è necessario capire cos’è il bullismo. Un “bullo” è un individuo che mette in atto azioni ripetute nel tempo mirate a danneggiare o fare del male a una persona. Il bullismo “classico” assume tre principali forme: fisico, basato su violenze fisiche o danneggiamento di proprietà altrui; verbale, consistente in insulti e prese in giro delle vittime; indiretto, centrato sull’esclusione da un gruppo o la diffusione di pettegolezzi. E’ un fenomeno molto diffuso, tanto che in diverse indagini fatte nelle scuole almeno uno studente su cinque dichiara di aver subito una qualche forma di prepotenza.

A fianco del bullismo “classico”, oggi assistiamo sempre più spesso a forme di bullismo virtuale, o cyberbullismo, in cui il bullo mina il benessere della vittima attraverso mezzi elettronici, come sms, foto, filmati, siti web, social network, e-mail o blog. A differenza di quanto avveniva in passato, il bullo può essere conosciuto dalla vittima, ma può anche essere un estraneo. Il cyberbullo mette comunque in atto un’aggressione volontaria e continuata nei confronti della sua vittima, secondo diverse modalità. Alcune di queste corrispondono alle modalità verbale e indiretta del bullismo classico, altre sono forme nuove, strettamente legate alle potenzialità dei mezzi a disposizione del bullo. Continua a leggere

Pazzi per internet

Viviamo in un mondo che non può più fare a meno di vederci connessi a internet: cellulare, email, Facebook, Twitter. L’uso massiccio della rete è solo un nuovo, potentissimo mezzo per comunicare, o può essere il segnale che qualcosa non va?

Sicuramente internet permette di colmare grandi distanze in pochi secondi, diventando un utilissimo strumento per scambiarsi notizie, e quando è ben usato è un fantastico mezzo per aumentare la produttività individuale e aziendale. Ma sono molti i racconti di persone che si sono isolate dal mondo, a causa degli eccessi nell’uso del pc, della navigazione, del social networking. Se è vero che si tratta solitamente di casi isolati e, spesso, di soggetti che già avevano delle debolezze psicologiche pregresse, i dati che emergono dalle ricerche più recenti sembrano suggerire che il nostro stile di vita virtuale, sempre connesso, sempre più “sociale”, e sempre più intrusivo possa portarci non solo all’isolamento, ma anche alla depressione, all’ansia e allo sviluppo di veri e propri disturbi mentali.

Il moderno stile di vita sempre “connesso” ci può sembrare normale, ma questo non vuol dire che sia effettivamente sano o sostenibile. Molti di noi fissano uno schermo, piccolo o grande che sia, per più di otto ore al giorno. Mandiamo in media 400 messaggi al mese, ma gli adolescenti possono arrivare anche a 3700. E spesso iniziamo ancora prima di svegliarci, quando ancora siamo stesi a letto. Perché allora usiamo  internet per un tempo superiore a quello che dedichiamo al sonno o a qualsiasi altra attività della giornata? Continua a leggere

Dobbiamo comunicare le “cattive notizie” ai nostri figli?

Quando dobbiamo dare una brutta notizia, in molti casi decidiamo di non coinvolgere i bambini. La loro scarsa esperienza, le difficoltà nello spiegare certe situazioni, un sistema nervoso ancora in crescita, un funzionamento cognitivo non ancora pienamente sviluppato, tutto sembrerebbe giustificare la decisione di non parlare degli eventi negativi prima di una certa età. Solo la consapevolezza di un adulto o di un adolescente maturo giustifica una specifica attenzione nella comunicazione di certe notizie. Oppure no? Un professionista che lavora a contatto con i bambini impara rapidamente che i piccoli possiedono capacità che sembrano quasi sovrannaturali. Essi riescono infatti a comprendere molto più di quanto non sembri. Molto più di quanto, forse, non riesca a fare un adulto, specialmente quando non si usano parole. Questo è ancora più vero nelle situazioni di grande stress e difficoltà, come possono essere una grave malattia, specialmente se il malato è il bambino stesso, o la morte di un parente stretto. Il vissuto del proprio corpo e il malessere dei propri cari, nonostante sia spesso un tabù di cui non si può parlare, produce delle conseguenze importantissime nella psiche del bambino e dell’adolescente. Qui analizzeremo in particolare queste due situazioni, ma quanto verrà detto rimane valido per tutti quegli eventi che sconvolgono la vita della famiglia.

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Gli opposti si attraggono?

L’idea che “gli opposti si attraggono” è nella nostra società quasi una convinzione, rafforzata continuamente da serie tv, film, riviste, libri e racconti di amici in cui due persone che all’inizio non si sopportavano, finiscono poi per amarsi alla follia. Ma è proprio così? Vediamo insieme cosa ci dicono le ricerche fatte su questo argomento.

Cominciamo dicendo che la maggior parte delle persone sembra convinta da questa idea. Già nel 1991, quasi l’80% degli studenti universitari intervistati dalla psicologa statunitense Lynn McCutcheon era d’accordo con l’affermazione che nelle relazioni romantiche gli opposti si attraggano. In molti libri e siti internet è suggerito che la somiglianza tra i partner porti alla noia, mentre differenze di personalità, valori e comportamenti siano la base per un’irresistibile attrazione. Continua a leggere